La nuova edizione della prassi introduce la valutazione di terza parte: l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile non si limita più a essere dichiarata, può essere dimostrata con una certificazione accreditata.
In questa guida
- Cos’è la UNI/PdR 167 e a chi si rivolge
- Cosa valuta la prassi: i tre assetti e il sistema dei controlli
- Le novità della versione 2025: cosa cambia
- Tempi e modalità di transizione
- Domande frequenti sulla UNI/PdR 167:2025
Lettura: 5 minuti · Aggiornata il 21/10/2026 · A cura di PCQ
Cos’è la UNI/PdR 167 e a chi si rivolge
La UNI/PdR 167 è una prassi di riferimento pubblicata da UNI, nata dal lavoro di un tavolo tecnico promosso con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano. Non è una norma nazionale: raccoglie prassi condivise, ai sensi del Regolamento UE n. 1025/2012, per definire in modo oggettivo cosa significhi avere un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile.
Il riferimento è l’art. 2086 del Codice civile, che impone all’imprenditore che opera in forma societaria o collettiva di dotarsi di un assetto proporzionato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche per rilevare in tempo utile i segnali di crisi, come richiamato dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019). Un obbligo che, se non assolto, può comportare responsabilità per gli amministratori.
La prassi si rivolge a tutte le PMI. Adotta infatti un approccio prestazionale: definisce il cosa (il risultato atteso) e lascia a ciascuna impresa il come, in coerenza con le proprie dimensioni e il proprio settore. L’edizione 2025 è entrata in vigore il 17 aprile 2025, sostituisce la UNI/PdR 167:2024 ed è stata corretta il 18 settembre 2025.
Cosa valuta la prassi: i tre assetti e il sistema dei controlli
Il documento segue la partizione del Codice civile e ne descrive le caratteristiche essenziali.
Assetto organizzativo
Organigramma, funzionigramma e mansionari, deleghe e poteri, separazione tra supervisione strategica, gestione e controllo, flussi di comunicazione tra le funzioni.
Assetto amministrativo
Direttive, procedure e prassi operative che rendono i dati societari completi, attendibili e tempestivi, con strumenti previsionali come business plan e flussi di cassa prospettici, aggiornati in ogni caso ogni sei mesi.
Assetto contabile
Sistema di registrazione strutturato, piano dei conti coerente con l’attività, report periodici e indicatori (KPI) capaci di far emergere anomalie e segnali di crisi.
A questi si affiancano il sistema dei controlli, l’approccio basato sul rischio, la reportistica minima (situazione economico-patrimoniale periodica, inventario, analisi del fatturato, previsioni, liquidità, magazzino, Centrale dei rischi), l’analisi degli scostamenti tra previsto e consuntivo e la conservazione dei dati. L’assetto va formalizzato con delibera dell’organo di vertice, anche per attribuirgli data certa, e mantenuto nel tempo secondo il ciclo del miglioramento continuo (Plan, Do, Check, Act).
Le novità della versione 2025: cosa cambia
La novità dell’edizione 2025 non riguarda la riscrittura dei requisiti dell’assetto, ma la possibilità di certificarlo. Le modifiche dichiarate dalla prassi consistono nel nuovo punto 12 (Valutazione di conformità) e nell’Appendice A (normativa), che definiscono il percorso di certificazione di terza parte.
Tre livelli di valutazione di conformità
Prima parte (autodichiarazione), seconda parte (verifica dell’utilizzatore, secondo criteri condivisi) e terza parte, svolta da un organismo di certificazione indipendente.
Accreditamento obbligatorio per la terza parte
L’organismo deve essere accreditato secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012 e applicare i requisiti aggiuntivi dell’Appendice A.
Perimetro della certificazione
Può essere richiesta da qualsiasi organizzazione, italiana o estera; è rilasciata per singolo soggetto giuridico e riguarda tutti i servizi erogati, senza esclusioni.
Competenze del gruppo di audit
La prassi richiede competenze di audit (UNI EN ISO 19011), conoscenza specifica della UNI/PdR e competenze tecniche in ambito economico-finanziario, giuridico, organizzativo, di controllo interno e gestione dei rischi, pianificazione strategica.
Contenuti del certificato
Riferimento alla prassi con anno di edizione, identificazione del soggetto giuridico, attività svolta e logo dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano in intestazione.
Marchio UNI “Servizi”
L’organismo accreditato può concederne l’uso combinato con il proprio marchio di certificazione, a partire dalla data di emissione del certificato.
Tempi e modalità di transizione
La prassi non fissa scadenze di transizione: la valutazione di terza parte accreditata è prevista a partire dall’edizione 2025, in vigore dal 17 aprile 2025.
Per le imprese che hanno già adottato la UNI/PdR 167:2024 i riferimenti tecnici restano quelli della prassi; ciò che si aggiunge è la possibilità di sottoporre l’assetto a una verifica indipendente.
Per le imprese che si certificano per la prima volta, il percorso prevede una valutazione condotta da un organismo accreditato attraverso audit, la delibera di certificazione e il mantenimento nel tempo con verifiche periodiche. Le fasi sono descritte nella pagina dedicata alla certificazione UNI/PdR 167.
PCQ è stato il primo organismo in Italia accreditato da Accredia per questa certificazione.
FAQ – Domande frequenti sulla UNI/PdR 167:2025
La UNI/PdR 167 è obbligatoria?
No, è un documento volontario. Obbligatorio, per le imprese che operano in forma societaria o collettiva, è l’assetto adeguato previsto dall’art. 2086 del Codice civile: la prassi offre criteri condivisi per valutarlo, la certificazione una verifica oggettiva da parte di un terzo indipendente.
Cosa cambia rispetto alla UNI/PdR 167:2024?
L’edizione 2025 introduce la valutazione di conformità di terza parte, con il nuovo punto 12 e l’Appendice A. Sono i requisiti per la certificazione, il ruolo degli organismi accreditati e i contenuti del certificato.
Chi può ottenere la certificazione?
Qualsiasi organizzazione, italiana o estera. La certificazione è rilasciata per singolo soggetto giuridico e coinvolge tutti i servizi erogati, senza esclusioni.
Chi può rilasciare la certificazione?
Solo un organismo di certificazione indipendente, accreditato secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012. Il certificato riporta il riferimento alla prassi con anno di edizione e può essere accompagnato dal Marchio UNI “Servizi”.
La certificazione sostituisce i doveri degli amministratori o degli organi di controllo?
No. La certificazione fornisce un’evidenza oggettiva e verificabile dell’adeguatezza dell’assetto, ma non sostituisce le responsabilità che la legge attribuisce agli amministratori e agli organi di controllo.
L’assetto va documentato?
Sì. La prassi richiede di formalizzare le caratteristiche dell’assetto con delibera dell’organo di vertice e di conservare i dati relativi alla vita aziendale almeno fino ai termini di legge.
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